
La storia :
Sono una ragazza cinese, una persona fra più di un miliardo, mi chiamo solo Ai Lin. Lotto ancora contro le ciglia che non prendono mai la piega all’insù.
(Promemoria incollato sul frigorifero di Ai Lin.)
Questa mattina in ufficio, sul tavolo, arrivano fiori senza biglietto. La grassona con la quale divido la scrivania ha il pregio di saper scherzare con tutti, ci sa proprio fare, non ho capito se i fiori sono per lei da qualcuno di misterioso oppure da parte di lei per fare uno scherzo. Per farmi bella io ho soltanto un M.I.T., obiettivo raggiunto.
“La Cina è vasta, farsi strada è un’impresa, tu impara sempre a piegarti come il bamboo, così non ti spezzi”. La solita frase di rito dei suoi genitori, che le tornava in testa ad ogni occasione, anche quel giorno. La casa dentro cui alloggia il frigorifero con il promemoria sullo sportello che dice – ” sono una ragazza cinese, una persona fra più di un miliardo, mi chiamo solo Ai Lin”, un ambiente umido e stretto con sbarre di sicurezza all’unica finestra. Il frigorifero, un minifrigo su cui poggia la radiotelevisione. Una cabina di plastica monoblocco da bagno è dentro la stanza. Ancora un divano-letto, un lavabo, due piastre di cottura. Le pareti, quasi tende, riempiono la stanza per via dei vestiti appesi dappertutto. Ogni cosa nel cellofan riflette una luce opaca e toglie l’ossigeno. Odore di muffa, malgrado il sapone di Marsiglia scaglionato in ogni angolo. Le azioni che si svolgono in casa sono: faccia allo specchio, sciacquarsi; accendere e spegnere la radiotelevisione, direzionare l’antenna per avere CNN ASIA durante la colazione fatta e consumata; il bollitore di vetro che filtra il caffè, una corsa nella cabina del bagno, la doccia, lucida labbra passato distrattamente. Infine, tutte le mattine, Ai Lin infila il suo corpo piatto in abiti leggeri, formali, giacca al braccio, valigetta dall’altro lato, esce fuori di casa. Ogni sera rientra, stesse azioni al contrario. Adesso, comunque è mattino, rapida corsa al Ferry boat, sali e scendi di scale mobili, c’è da attraversare un paio di torri e corridoi prima di arrivare in ufficio. . . . continua qui