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“Marina è una ragazza con troppe cose per la testa”, dice mio padre.
Oggi esco di casa, incontro Pietro con un uomo, che cambiamento, prima stavamo insieme.

Il mondo cambia.

Mio fratello chiama, dice: “bella dama, e qualcosa di certo trama, intanto il karma.”
Il mio capo dice ” lei è una donna o vuol fare il maschio ? “.
Io sorrido ma non do corda, chissà cosa vuole.
In palestra con un asciugamano al collo è una lotta. Si suda e tra un uomo e una donna non cambia. Non c’è più il trucco e mi sento a disagio. Dovrebbe essere uguale per gli uomini, eppure, anche se sudati, loro si specchiano e provano piacere.

Una birra insieme, con la sua spuma, è molto più bella di un fiore, occorre saperlo.

Il mondo è rosa, il mondo è blu.
Intanto sono qua.

La settimana scorsa innamorata del tassista che mi ha riportata a casa, brilla a casa.
Quella prima, del direttore della mia banca che mi ha aiutato con la mia carta.
Alla fine meglio fare da sé. Non c’è nulla di meglio.

Il mondo è rosa, poi diventa blu.

Stasera rientro a casa con il mio test nella tasca.
Sono incinta.
Scelgo e lo tengo.
A questo punto si cambia.

Uno spermatozoo vince la sua gara, tiene duro, trova la sua occasione.
Un nuovo volto che sta per aggiungersi.

Il mondo cambia.

Il mondo gira, a volte è rosa e poi è blu.

Nell’attesa, comprerò metà cose rosa e metà blu.

CAPPUCCETTO ROSSO

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Le donne possono mostrare le unghie. A volte basta quello. Impara piccola mia.

Spiega una madre sola che ha bisogno di favole da poter raccontare.
E allora, Capuccetto Rosso rinasce di nuovo:

C’era una volta una cara ragazzina; le volevano tutti bene, e specialmente la nonna che le regala un Cappuccetto di velluto rosso. Così la poveraccia diventa oramai per sempre Cappuccetto Rosso.

Domanda: Non è un nick cretino? Sembra la storia di una bimba finita nel cestello della lavatrice. Così si evitano le liti per il bagno ? Mi sembra assurdo.
Risposta: Può essere, ma tu non giudicare tutto il tempo. Almeno con le favole, datti una pausa.
A voler capire sempre tutto, prima o poi si sbaglia. Perciò gettati e prendi questa favola, così come è:

Un giorno la madre le dice:

” Vieni, Cappuccetto, eccoti un pezzo di focaccia e una bottiglia di vino, portali alla nonna; è debole e malata, chissà quanto vivrà. Quando sei fuori, va’, da brava, diritta senza uscire di strada. Altrimenti c’è pericolo che caschi e ti fai male. Insomma, percorri il bosco come una furia, mi raccomando.”
Capuccetto chiede: Perché? La mamma risponde: ” Perché c’è sempre fretta in tutto ed è bene imparare presto a correre. Prendersela con calma oramai non è del nostro tempo. Fa pur paura, sembra ci sia il rischio di lasciare troppo tempo per lupo.”

Cappucetto allora dice “va bene, ok” e sta zitta. Sa benissimo che dovrà dire al babbo che alla mamma serve di nuovo il valium. Prende la sua strada e corre finché vede il lupo. A quel punto si ferma.

- Buon giorno, Cappuccetto Rosso, – dice lui.
- A te, lupo, fa lei.
- Dove vai così presto, Capuccetto Rosso ?
- Dalla nonna. Corro perchè la mamma è un po’ schizzata, ultimamente. Dice sempre “attenta al lupo”. Il lupo: ” sarà rimasta scottata con qualcuno, oppure è solo in ansia per i fatti suoi.
Le madri divorziate, in ufficio si beccano pure il mobbing.
Capuccetto: ” non me ne parlare, lo dice sempre”
Intanto il lupo: Cos ‘hai sotto il grembiule?

- Vino e focaccia per la nonna, vecchia, malata e sola,
che si trova in mezzo al bosco.

Il lupo: ” Ho capito, tutto a posto, adesso devo proprio scappare, ma se vuoi bado io alla nonna. Intanto guarda quanti bei fiori. Pigliateli tutti.
Il lupo sembra già che se la svigni come un treno in corsa della metropolitana e intanto chi ha le gambe per correre salta i gradini della scala mobile in discesa, stando sulla sinistra. Ci si illude ancora di poter salire, anche se le porte sono già chiuse.
Pur avendo beccato Cappuccetto, il lupo spera sempre di potersi cacciare di filato a fare toc, toc a casa della nonna. Invece non è così per niente.

Cappuccetto alza gli occhi, solleva l’indice e lo piega, fa segno di richiamarlo. Spalanca una bocca di bambina e grida bene. Sa come ci si fa sentire. Urla: “Lupo! stai buono un attimino!”.
E il lupo che si spaventa: ” Certo, scusami tanto.” La osserva attonito e aggiunge : ” Come sei strana.” Fissa l’indice piegato che lo aveva richiamato e pensa senza dirlo “Che unghie !” Cappuccio nota la sorpresa e spiega: Con la mamma abbiamo visto un film di Spike Lee, mi è venuta voglia di farmi le unghie come quelle che si fanno le donne ad Harlem. Lunghe come artigli e ogni tanto pure con il piercing in punta. Il lupo: Caspita!
Cappuccetto: ora però, anche se mi dispiace, devo dare un taglio alle
ansie della mamma che vorrebbe solo boschi senza lupi.
Il lupo: Dai, sparisco subito. Cappuccetto Rosso: “Si certo!”
E mostra le unghie, sforbiciando le dieci dita che puntano il Lupo.
E il Lupo non si vede mai più. Se sia la cosa giusta o meno, in molti ancora se lo chiedono, ma nessuno si avvicina per fare domande a Cappuccetto e sua madre.

Cappuccetto cresce, invecchia e non trova mai marito.
Lei pensa che sia colpa del divorzio dei genitori e per questo motivo non si fida degli uomini.

C’è chi pensa che non c’entra niente e tristemente guarda in direzione
del bosco.

AI LIN

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La storia :

Sono una ragazza cinese, una persona fra più di un miliardo, mi chiamo solo Ai Lin. Lotto ancora contro le ciglia che non prendono mai la piega all’insù.
(Promemoria incollato sul frigorifero di Ai Lin.)

Questa mattina in ufficio, sul tavolo, arrivano fiori senza biglietto. La grassona con la quale divido la scrivania ha il pregio di saper scherzare con tutti, ci sa proprio fare, non ho capito se i fiori sono per lei da qualcuno di misterioso oppure da parte di lei per fare uno scherzo. Per farmi bella io ho soltanto un M.I.T., obiettivo raggiunto.

“La Cina è vasta, farsi strada è un’impresa, tu impara sempre a piegarti come il bamboo, così non ti spezzi”. La solita frase di rito dei suoi genitori, che le tornava in testa ad ogni occasione, anche quel giorno. La casa dentro cui alloggia il frigorifero con il promemoria sullo sportello che dice – ” sono una ragazza cinese, una persona fra più di un miliardo, mi chiamo solo Ai Lin”, un ambiente umido e stretto con sbarre di sicurezza all’unica finestra. Il frigorifero, un minifrigo su cui poggia la radiotelevisione. Una cabina di plastica monoblocco da bagno è dentro la stanza. Ancora un divano-letto, un lavabo, due piastre di cottura. Le pareti, quasi tende, riempiono la stanza per via dei vestiti appesi dappertutto. Ogni cosa nel cellofan riflette una luce opaca e toglie l’ossigeno. Odore di muffa, malgrado il sapone di Marsiglia scaglionato in ogni angolo. Le azioni che si svolgono in casa sono: faccia allo specchio, sciacquarsi; accendere e spegnere la radiotelevisione, direzionare l’antenna per avere CNN ASIA durante la colazione fatta e consumata; il bollitore di vetro che filtra il caffè, una corsa nella cabina del bagno, la doccia, lucida labbra passato distrattamente. Infine, tutte le mattine, Ai Lin infila il suo corpo piatto in abiti leggeri, formali, giacca al braccio, valigetta dall’altro lato, esce fuori di casa. Ogni sera rientra, stesse azioni al contrario. Adesso, comunque è mattino, rapida corsa al Ferry boat, sali e scendi di scale mobili, c’è da attraversare un paio di torri e corridoi prima di arrivare in ufficio. . . .  continua qui

IO CHI SONO

moi

Quando stai troppo in alto, una distanza abissale separa testa e piedi. Tu te ne stai lassù tra le nuvole mentre i tuoi piedi se ne stanno laggiù, forse per terra.

Benvenuti nel mio storyblog!

Dimitri